ABITO MASCHILE E FEMMINILE - Gli elementi tipici del costume maschile sono il berretto, la camicia, il gilet, la giacca, le "ragas", i pantaloni di lino bianco, può esserci il mantello, il caratteristico "gabbanu" proprio della tradizione pastorale e la mastruca, grosso cappotto di pelle di pecora con la lana. Inoltre spesso troviamo il "collettu": un mantello di cuoio che arriva alle ginocchia, aperta sul davanti e tenuta da una cintura di cuoio.
Il vestito tradizionale femminile è più sontuoso, più ricco, colorato e vario. Troviamo la cuffia che può essere uno scialle, un velo o una cappa. La camicia è sempre bianca ed il corsetto è di diversi tagli. La veste può essere con maniche aperte e permette a gli sbuffi della camicia di fuoriuscire; il corpetto di diverse stoffe e colori, è pieghettata e cucita finemente. Come decorazione vengono usati gioielli d'oro, d'argento, con corallo e perle in alcuni casi in modo incredibilmente ricco.
Oggi è possibile ammirare questi abiti colorati esclusivamente in concomitanza con le feste popolari e con le pricipali cerimonie e ricorrenze religiose; tuttavia le occasioni non mancano: anche il più piccolo paese infatti ha la sua chiesa dedicata al santo patrono, che si festeggia almeno una volta all'anno generalmente con una grande partecipazione di gente.
Nell'indossare i costumi del proprio paese i Sardi mostrano un orgoglio ed una fierezza tramandati dai padri nel corso dei secoli: gli abiti tradizionali infatti recano, nelle decorazioni delle stoffe e nei monili, testimonianza della cultura della località di cui sono caratteristici. Per questo motivo ogni paese cerca di trasmettere alle generazioni successive l'amore e la cura per simili indumenti, così che non vadano perdute con essi la peculiarità della storia locale e regionale.
Oltre agli accurati ricami, frutto del sapiente lavoro di mani esperte, un tempo anche i tessuti venivano colorati tra le mura domestiche utilizzando erbe naturali e tecniche che ognuno teneva gelosamente segrete e che erano poi tramandate di generazione in generazione.